DE PAUL: IL NONNO, LA BUSSOLA E… MILANO

Una bussola sopra l’Argentina, come per dire che puoi girare quanto vuoi, ma il tuo punto di riferimento sarà sempre lì. Rodrigo de Paul viene da Sarandi, la patria delle Quintas, fattorie più simili a baracche dove si vive di agricoltura e produzione di vino. Sarà per queste origini umili che la testa non se l’è mai montata e non ha mai dimenticato da dove viene. A 3 anni già viveva per il calcio, ma nella scuola calcio affiliata al Belgrano lo misero in porta perchè alto. Lui non parava e così lo misero attaccante, ma anche lì non segnava. La svolta a 8 anni, quando arriva all’Academia. Il Racing di Avellaneda, la maglia albiceleste come quella della Seleccion che sognava. A portarlo al campo, il nonno Osvaldo, l’uomo che lo ha cresciuto, perchè Mamma Monica era impegnata a lavorare e a mantenere 3 figli. Andata in autobus, ritorno, per il povero nonno, a piedi per risparmiare. 5 km tutti i giorni. Ma De Paul nel destino aveva il calcio. “Non abbiamo mai visto un ragazzino rimproverare i compagni di non tornare a difendere. Forse neanche a 16 anni. Lui lo faceva a 9” raccontano i primi maestri ad Avellaneda. Umilità in campo, umiltà fuori: come quando, già protagonista al Cilindro, non dimenticava di andare a vedere la partita dei ragazzi della Casa Tita, il pensionato del Racing. Nonno Osvaldo se n’è andato nel 2009, a un passo dal vederlo realizzato. Ma Rodrigo lo porta sulla pelle, come quella bussola, e bacia il tatuaggio a lui dedicato dopo ogni gol. Oggi nella sua vita ci sono Camila e Francesca, la compagna e la figlia. Presto anche Bauti, il secondogenito. Che chissà, potrebbe nascere a Milano.

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