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Mercoledì, 15 aprile 2009

Boca, momento difficile


Il segnale è chiaro, ancora più degli otto punti che lo separano dalla vetta e delle 4 sconfitte in 9 partite di campionato: il Boca sta cambiando pelle, e in questo semestre conta solo la Libertadores, con la ovvia eccezione del Superclasico.

Il club più titolato del Sudamerica si ritrova a dover progettare un ricambio generazionale massiccio, e la dimostrazione chiara l’ha fornita Carlos Ischia a La Plata, schierando una formazione infarcita di debuttanti e seconde linee, in una partita che rappresentava probabilmente l’ultimo treno verso la conferma del titolo, che gli xeneises hanno perso, in tutti i sensi.

Così come capitato negli ultimi anni al Milan, il Boca Juniors, che al pari dei rossoneri sbandiera un dna dai cromosomi più continentali che non domestici, ha deciso di puntare sulla Copa piuttosto che sul campionato, sfruttando il Clausura come ampio e significativo laboratorio di sviluppo.

Questa è la differenza principale fra i due club più coronati del Mondo: in Via Turati si compra, alla Casa Amarilla si crea, e nonostante la sconfitta di La Plata i debutti di giocatori come Sauro e Muñoz, difensori centrali di 19 e 18 anni dalla carriera assicurata, oltre che di Battaglia Junior, che non ha né i tratti somatici né il cervello calcistico del suo cugino famoso, ma la stessa elegante tenacia, dimostrano che all’orizzonte c’è un futuro assicurato, che permette al club di soddisfare le esigenze della piazza anche in situazioni di transizione.

Anche perché, i senatori possono ancora recitare un ruolo fondamentale, e la volontà di Ischia, Bianchi e di tutta la classe dirigente xeneise è rivolta alla Copa, dove peraltro il Boca è l’unica formazione argentina a viaggiare a gonfie vele.

Un esempio di programmazione, lungimiranza, intelligenza e mentalità vincente, perché quando si è grandi bisogna dimostrarlo sempre, e la grandezza sta anche nel comprendere che non sono sempre i risultati immediati lo specchio del buon lavoro, bensì la continuità.

Questa la chiave per inquadrare l’attualità xeneise, valida però da lunedì prossimo in avanti, perché domenica è un giorno speciale, c’è il Superclasico, la partita più importante del Mondo, e lì non conta il tempo, non contano i programmi, lì c’è il nemico di sempre, lì bisogna vincere sempre, infatti, nonostante malumori, carte d’identità e obiettivi paralleli, giocheranno loro.



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