Lunedì, 24 maggio 2010
L'apoteosi di Milito
Come le belle donne, Diego Milito sa farsi aspettare. Fotografia di una carriera che si è sviluppata a suon di gol, ma sempre in periferia, lontano da quei catalizzatori mediatici che sono i grandi club. E' successo in Argentina, ad Avellaneda, è accaduto in Spagna, a Saragozza, si è ripetuto a Genova, in Italia. Un borghese del gol che ha scoperto l'aristocrazia a 30 anni suonati. Come le belle donne, si è fatto aspettare.
La doppietta del Bernabeu con la maglia dell'Inter lo ha catapultato in un'altra dimensione. Lui antidivo per eccellenza, con quella faccia triste di chi ha sempre giocato su campetti spelacchiati dei sobborghi, sognando i prati verdi dei grandi palcoscenici. Arriva all'ultimo Diego Milito, ma arriva sempre. E' successo con il Grifone, e quel contratto lanciato all'ultimo secondo nel box della Lega. E' successo con l'Albiceleste e con Diego Armando Maradona, soggetti con i quali non ha mai avuto rapporti stretti. E' successo con l'Inter, la grande squadra arrivata all'apice della carriera.
Come le belle donne, ha saputo farsi aspettare. Una stagione che lo inserisce di diritto tra i pretendenti al Pallone d'Oro. Più di Wayne Rooney, squagliatosi sotto i colpi di Robben e Drogba. Più di Lionel Messi, abbattutosi senza successo sui frangiflutti nerazzurri. Se c'è un candidato alla successione della Pulce, quello porta il nome di Diego Milito. Tra il Principe e quel Pallone che è scettro del regno di Futbolandia, c'è il Mondiale africano. Un'altra occasione rara come quella di Madrid. Da celebrare braccia al cielo. Magari in finale, magari alla fine dei supplementari. Perchè, come le belle donne, Diego Milito sa farsi aspettare, ma quando arriva ti folgora in tutta la sua magnificenza.